Perché nasce ALTA RELAZIONE?

Alta Relazione vuole essere un presidio umano contro lo svilimento relazionale in atto, in maniera esponenziale, dall’avvento di internet ad oggi.

Soprattutto dopo la nascita dei Social Network, con in testa Facebook, l‘essere umano e i valori che lo hanno fatto evolvere fino al 1990, sono radicalmente cambiati per quanto riguarda la massa critica di utilizzatori quotidiani, in primis i giovani.

È in atto una continua spersonalizzazione delle relazioni, che ha reso troppo facile “accensione” e “spegnimento” dell’interesse verso l’altro, di pari passo alla facilità con cui, nell’ambiente virtuale, mettiamo un “mi piace” o blocchiamo/banniamo qualcuno dalla nostra lista di contatti.

Fenomeni come l’Hikikomori, dilagante dapprima in Giappone ma oggi in rapidissima espansione anche in altri Paesi all’avanguardia della tecnologia e con connessioni internet veloci e accessibili, sono la dimostrazione del grave rischio di isolamento compulsivo cui l’essere umano sta andando incontro, isolamento che potrebbe esplodere in epidemia sociale non appena le tecnologie di realtà virtuale saranno alla portata di tutti.

smartphone dependencySe già oggi, in qualsiasi siparietto sociale (piazze, metropolitane, treni, sale d’aspetto, ecc) si notano 9 persone su 10 con in mano lo smartphone, immagina cosa succederà nel momento in cui ogni esperienza sarà possibile, sotto il profilo sensoriale, semplicemente restando sulla poltrona di casa, con indosso dei visori tecnologici e qualche elettrodo per le sensazioni tattili.

Immagina l’esodo dai rapporti umani che si verificherà quando chiunque avrà modo di costruirsi il partner ideale, l’amico ideale, il gruppo di amici ideale, la famiglia ideale.

Resterebbero le persone vere, certo, quelle con cui trascorriamo buona parte del nostro tempo, ma immagina con quale approccio ci rivolgeremo l’uno all'altro in una discussione animata, ad esempio, abituati come saremo al disumano ON/OFF relazionale tipico dell’ambiente virtuale.

Già oggi, quando parliamo con qualcuno in videocall, non ci guardiamo più negli occhi: ognuno dei partecipanti alla chiamata osserva il viso dell’altro sullo schermo e, dal momento che la telecamera è posizionata al limite superiore del monitor, il risultato è che non ci guardiamo più negli occhi… ma guardiamo i display. Non dimentichiamo che l’essere umano, dalla sua nascita, ha comunicato per millenni di persona e con un costante contatto visivo e fisico nelle interazioni sociali.

Ci guardiamo sempre meno negli occhi, ci tocchiamo sempre meno, ci ascoltiamo sempre meno.

Internet ci permette di nasconderci, di usare personalità diverse, di apparire in modi diversi, di poter dire quelle cose che in una relazione de visu mai avremmo il coraggio di dire, nel bene e nel male.

Internet, da meraviglioso strumento di conoscenza, si è trasformato per molti in un palcoscenico su cui recitare la propria parte, sotto forma di post, pensieri, fotografie, video, selfie, food porn e compagnia bella, per ricevere in cambio quelle che la Psicologia Transazionale chiamava carezze (stima e considerazione) e che oggi possiamo chiamare LIKE, stelline, recensioni positive o pollici alzati.

brainChimicamente parlando, ciò che si sprigiona nel sangue quando i centri cerebrali della ricompensa si accendono, si chiama DOPAMINA ed è un sublime cibo emotivo, che può creare dipendenza.

La moneta dei LIKE è un comodo surrogato, disponibile e garantito, nella maggior parte dei casi, dallo sciame digitale, da persone che nemmeno conosciamo, a loro volta in cerca di cibo emotivo.

Prima dell’era digitale, invece, le gratificazioni un tanto al kilo non esistevano e bisognava andarsele a cercare o meritarsele con qualcosa di ben diverso da un selfie o dalla foto di un arcobaleno corredata da una frase poetica, spesso scritta da qualcun altro.

Oggi, con poco impegno, possiamo procurarci cibo emotivo, disponibile in abbondanza, anche diversificando la nostra presenza sui vari social, magari collegandoli tra loro per creare un vero e proprio percorso gastronomico.

Alta Relazione, in questo scenario sempre più isolante, vuole PRESIDIARE il lato umano delle relazioni, quelle vere, quelle in cui ci guardiamo negli occhi, quelle che non ammettono una mail spedita a due scrivanie di distanza, ma prevedono che ci si alzi e si incontri l’altro sul piano fisico.

 

Un nuovo approccio alla formazione


Alta Relazione vuole essere un punto di svolta rispetto ai tradizionali percorsi formativi, finalizzati alla crescita personale, che tuttora mettono al centro l’allievo in quanto persona, individuo, e lo accompagnano a gestire le proprie emozioni, a diventare un leader, a coordinare un team, a potenziarsi, a motivarsi, a camminare sui carboni ardenti.

Pochi di questi corsi, nella visione di Alta Relazione, creano un cambiamento funzionale e duraturo nel tempo, al di là delle poche settimane successive al corso, passate le quali l’allievo spesso torna quello di prima.

Alta Relazione non farà mai ballare le platee, non pomperà mai adrenalina a scadenza nel sangue degli allievi, ma faciliterà un percorso di consapevolezza, un saper essere in grado di migliorare qualsiasi relazione e di garantire un benessere duraturo… e per tutti.